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Ospitalità

La mescolanza di culture di questa zona confinaria porta a tavola un gusto unico e originale, creando ricette stuzzicanti che accostano sapori in combinazioni inaspettate e deliziose.

Prodotti sul Carso [Divulgando srl]

Il Carso è cosparso di trattorie dall'aspetto rustico, dove si respira un'atmosfera familiare e ospitale e si gustano prodotti genuini dal sapore autentico.

Particolarmente diffuse sul territorio sono le osmizze, agriturismi a gestione familiare, segnalati fin dalla strada dalle tipiche insegne composte da una freccia in legno rossa e una “frasca”.

Qui ci si può far tentare da formaggi dal sapore robusto, cevapcici, dai salumi, dagli altri affettati locali e dai dolci casalinghi, e accompagnare il tutto con un buon calice di Terrano, un vino corposo dal colore rosso rubino e dal gusto forte e acidulo, originato dai vitigni della zona.

E se la fame non è stata saziata, si può sempre portare a casa un po’ di Carso comprando i prodotti direttamente dal produttore e andando a casa con un succulento souvenir culinario!

Se si vuole pernottare sul Carso e rilassarsi tra la pace e i rumori del bosco, l’offerta ricettiva include strutture lontane dal caos cittadino e con un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Un ambiente dove trascorrere la vacanza dal sapore indimenticabile, lontano dallo stress della città e immerso nell’incredibile scenario della natura carsica.

Usanze e sapori
Tra le usanze più curiose e più gustose del Carso vi è il vino, l’aceto, i liquori, la grappa al ginepro e il suo olio. Alcuni possono essere preparati anche in proprio e per questo le ricette suggerite variano quasi di famiglia in famiglia.

Il Terrano
Il Carso interno è percorso da diverse strade del vino sia al di qua che al di là dell’ex confine. Il vino terrano è una caratteristica del territorio, con il suo sapore molto aspro, la colorazione tanto forte da lasciare subito tracce visibili sulla bottiglia, sul bicchiere, sul tovagliolo. È un vino che vale certo la pena di assaporare e apprezzare. Da alcuni anni è sempre più frequente trovare in vendita anche il liquore di terrano, un’autentica prelibatezza. Non è difficile provare a farlo in casa: ad un litro di vino terrano si aggiunge dello zucchero a piacere, visto il gusto aspro. Si allunga poi con acqua per rendere meno densa la amalgama, si può aggiungere un po’ di grappa o rum ed eventualmente una stecca di cannella. Il tutto va messo sul fuoco e bollito. Ognuno ha i suoi ingredienti segreti ma il gusto è personale. Il vino terrano si presta anche alla preparazione dell’aceto.

L'erba Luigia
Spesso i cortili delle case carsiche ospitano una bella pianta rigogliosa dai fiorellini rosa detta erba Luigia. Si raccolgono 70 foglie ed in un litro di grappa si aggiungono 10 chiodi di garofano una stecca di cannella, la buccia di un limone, una fialetta di vaniglia. Si lascia il composto in un ampio vaso di vetro al sole per 45 giorni, agitandolo ogni tanto. Si ottiene una grappa di colore verde che è pronta dopo essere stata filtrata.

Il nocino
La data del 24 giugno è legata a due tradizioni sul Carso. È il giorno della realizzazione delle nuove coroncine di San Giovanni e l’ultimo termine per la preparazione del nocino. Le noci vanno raccolte entro tale data in quanto il guscio all’interno tende rapidamente ad indurirsi ed il risultato non sarebbe lo stesso. Si prendono dalle 13 alle 18 noci di un bel colore verde, si tagliano a metà e si mettono in un ampio barattolo di vetro assieme ad un litro di grappa, 200 - 250 gr. di zucchero, la scorza di un limone, una stecca di cannella e si lasciano per 45 giorni al sole. Dopo aver filtrato il nocino ottenuto, che fin dalle prime ore assume un incredibile colore nero, si può aggiungere a tutto ciò che è rimasto nel barattolo del buon vino bianco. Alla fine di questo passaggio si otterrà un Vermut, noto come “vino del prete”.

La pianta di ginepro
La distillazione artigianale della grappa e dell’olio Una distillazione che è ormai davvero raro poter seguire è quella della vera grappa di ginepro. Non si tratta di infilare con il palmo della mano stretta quasi a pugno qualche manciata di bacche sul fondo di una bottiglia di grappa, ma di distillare la “brigna”, dal nome sloveno brin del ginepro (Juniperus comunis). Il procedimento descritto qui di seguito è stato seguito e documentato nei primi anni Novanta a Sežana. La pianta è comunissima sul Carso. I frutti vengono raccolti tra i mesi di agosto ed ottobre, stendendo un’ampia coperta intorno alla pianta che si percuote poi con un bastone. Bisogna in seguito eliminare le bacche secche e le foglioline ed impacchettare le bacche buone in contenitori areati affinché non marciscano. Il peso della bacca è molto relativo quindi è un duro lavoro raccogliere una quantità significativa di frutti per una produzione utile. La qualità del frutto dipende molto dall’annata. Se è piovuto molto risulterà più acquoso e meno gustoso. In altri anni le bacche sono in scarsa quantità tanto da non rendere redditizio l’impegno richiesto. Nei mesi di novembre dicembre inizia la fase preparativa per il distillato, che necessita di esperienza ed è il segreto di tutto il lavoro. Le bacche vengono poste in tini di legno riempiti per due terzi di acqua. La temperatura dell’ambiente deve rimanere superiore ai 17°C affinché la fermentazione si completi in modo naturale. Ciò avviene nel momento in cui le bacche salgono in superficie a formare uno strato di poltiglia che in poche ore si secca e si screpola. Bisogna allora mescolare due o tre volte al giorno l’impasto con un grosso bastone giungendo fino al fondo. Le bacche si sciolgono gradualmente in una pasta sempre più densa e solo quando questa non riaffiora la fermentazione è completata. Solo dopo tanto lavoro si è pronti per la cottura. Si prepara l’alambicco di rame e via! Quando la caldaia è stata colmata si sigilla ogni fessura con un impasto di acqua e farina che nell’asciugarsi appare come una decorazione su di una torta. Il primo distillato ha solo 10 o 12 gradi ma è in questa fase che si produce l’olio di ginepro, molto raro, molto costoso ma molto sano. Poche su gocce su di una zolletta di zucchero sono un ottimo digestivo e possono aiutare in tante situazioni. Segue la vera distillazione della grappa, con gradazioni che possono raggiungere i 58 gradi, che scende poi con il raffreddamento di 6 - 8 gradi. Oggi esistono metodi più moderni per produrre grappe sempre più perfette ma la distillazione artigianale ha caratterizzato questi territori da sempre, soprattutto nei periodi in cui era stata proibita per legge.